Lui & Lei
In bagno prima del sì
02.04.2026 |
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"Le tette enormi escono fuori, pesanti e naturali, con i piercing ai capezzoli che brillano sotto le luci..."
Mi chiamo Marco, quarant’anni, e da dieci faccio il cameriere in questa sala ricevimenti fuori città. Di solito è una rottura di coglioni: sposi che sorridono come idioti, parenti che si ubriacano prima del brindisi, e io che servo alcol e sorrisi finti per otto ore di fila. Oggi però sento già che sarà diverso. È mezzogiorno, il sole entra dalle grandi vetrate e la sala è ancora mezza vuota. Tavoli apparecchiati a metà, fiori bianchi che puzzano di profumo da discount, e io che sistemo le posate con gesti meccanici. Il capo mi ha mandato qui due ore prima per “controllare che sia tutto perfetto”. Perfetto un cazzo. Io voglio solo finire il turno e tornarmene a casa a farmi una sega pensando a qualche troia del fine settimana.Sto finendo di sistemare l’ultimo bicchiere quando la vedo entrare dal corridoio laterale. Cazzo, che visione. Venticinque anni, un metro e sessanta di puro sesso su tacchi alti. Corporatura curvy da far impazzire: fianchi larghi, culo tondo e sodo che tende la stoffa del vestito, e due tette enormi, naturali, che ballonzolano a ogni passo come se volessero scappare dalla scollatura. Capelli neri corti e spettinati, come se fosse appena uscita dal letto di qualcuno. Il vestito è color bordeaux, elegante ma provocatorio da morire: scollatura profonda che lascia vedere metà delle tette, orlo che arriva a metà coscia, e un taglio che le fascia il corpo mettendo in evidenza ogni curva. Tacchi neri alti, gambe nude e lisce. E quel sorriso… quel sorriso da puttana che sa esattamente l’effetto che fa.
Mi guarda dritto negli occhi mentre passa vicino al tavolo dove sto lavorando. Rallenta. Io sento il cazzo che inizia a gonfiarsi nei pantaloni neri da cameriere. Venti centimetri di carne che premono contro la stoffa. Lei se ne accorge subito, ovvio. Le donne come lei se ne accorgono sempre.
«Hai da accendere?» mi chiede, tirando fuori una sigaretta elettronica dalla pochette minuscola. Voce bassa, roca, già sporca.
«Qui dentro è vietato fumare, signorina» rispondo, ma il mio tono è tutto fuorché professionale. Le fisso le tette senza vergogna. I capezzoli si intravedono sotto la stoffa sottile – duri, con quei piercing che sporgono come due piccoli diavoli d’argento.
Lei ride, una risata bassa e sfacciata. «Chiamami Sara. E non fare il bravo cameriere, Marco. Ho letto il tuo nome sul badge. Sono arrivata prima apposta. Mi annoio a morte a questi matrimoni del cazzo. Ho voglia di qualcosa di vero… di sporco.» Si morde il labbro inferiore, facendo scintillare il piercing sulla lingua.
Porca puttana. Diretta come un treno. Il mio uccello diventa di marmo in un secondo.
«Il bagno in fondo al corridoio è ancora vuoto» dico, abbassando la voce. «Tra un po’ arrivano gli altri camerieri, ma per ora… possiamo divertirci un po’. Nessuno ci disturberà.»
Sara non risponde a parole. Mi lancia un’occhiata da troia in calore, si gira e cammina verso il bagno delle signore, ancheggiando in modo esagerato. Il vestito le sale sulle cosce mentre si muove, mostrando l’attaccatura del culo sodo. Io lascio le posate sul tavolo e la seguo, il cuore che pompa sangue dritto all’uccello.
Entriamo nel bagno. È uno di quelli eleganti per i ricevimenti: piastrelle bianche lucide, specchi enormi su tutta una parete, due cabine spaziose e un divanetto di velluto rosso contro il muro. Chiudo la porta a chiave con un click deciso. L’aria sa di sapone al limone e già di figa bagnata – o forse è solo la mia immaginazione che corre.
Sara si appoggia al lavandino, di schiena allo specchio, e si solleva lentamente il vestito fino ai fianchi. Non porta mutande. La figa è rasata, gonfia e già lucida di umori. Le labbra aperte e invitanti. I capezzoli bucati premono contro la scollatura.
«Guardami» dice, sfacciata come poche. «Sono una troia di venticinque anni che ha bisogno di succhiare un cazzo grosso prima che inizi questa farsa di matrimonio. E tu ce l’hai grosso, vero?»
Io mi avvicino, le afferro i capelli corti con una mano e le tiro la testa leggermente indietro. «Ce l’ho venti centimetri di cazzo duro e venoso, puttana. E tu lo prenderai tutto in gola come la sporca succhiacazzi che sei.»
Lei geme di piacere, gli occhi che brillano di voglia pura. Si inginocchia sul pavimento senza esitare – non le frega un cazzo se si sporca il vestito da cerimonia – e mi abbassa la zip dei pantaloni con mani impazienti. Il mio uccello schizza fuori, pesante, grosso, la cappella già lucida di pre-sperma. Sara lo guarda come se fosse il premio che aspettava da tutta la mattina.
«Cazzo… è enorme» mormora con voce roca. Senza perdere altro tempo se lo ficca in bocca.
La sensazione è paradisiaca. La bocca calda, umida, e quel piercing sulla lingua che scorre lungo tutta l’asta come un piccolo tormento metallico. Lo prende fino a metà subito, e inizia a muovere la testa su e giù con fame. Slurp, slurp, rumori bagnati e osceni che rimbalzano tra le piastrelle. Io la guardo nello specchio dietro di lei: il culo curvy che sporge all’indietro, le tette enormi che ballano dentro il vestito, i capelli neri corti che si muovono a ogni affondo.
«Brava, troia… succhiamelo bene. Fammi sentire quel piercing sulla cappella. Sì, così, ingoia quel cazzo da cameriere di merda mentre fuori preparano il tuo cazzo di matrimonio.»
Sara mugola intorno al mio uccello, gli occhi che iniziano a lacrimare ma non si ferma. Lo prende sempre più profondo, fino a toccarmi le palle con il mento. La gola si contrae, stringe forte. Il piercing fa dei cerchi perfetti sotto la cappella, mandandomi scariche di piacere dritte al cervello. Io le tengo la testa ferma e inizio a scoparle la bocca, con spinte decise ma controllate. Rude, ma non violento. Le palle che sbattono ritmicamente contro il suo mento.
«Ti piace, eh? Ti piace succhiare il cazzo di uno sconosciuto di quarant’anni in un cazzo di bagno prima di un matrimonio? Sei una sporca esibizionista, lo sento. Vuoi che lasci la porta socchiusa così qualcuno potrebbe entrare e vederti in ginocchio come una puttana da due soldi?»
Lei annuisce freneticamente senza togliermi l’uccello di bocca, mugolando di sì. Cazzo, è perfetta. Io allungo una mano e le tiro giù la scollatura con forza. Le tette enormi escono fuori, pesanti e naturali, con i piercing ai capezzoli che brillano sotto le luci. Li afferro, li strizzo con decisione, tirandoli e giocando con i piercing. I capezzoli sono durissimi. Lei geme più forte intorno al mio cazzo, vibrando sulla cappella.
«Senti come sono dure queste tette da troia? Ti piace quando te le strizzo mentre ti scopo la faccia? Continua a succhiare, non fermarti.»
Il bagno è silenzioso tranne per i suoi gorgoglii bagnati e i miei grugniti bassi. Fuori, sento i primi rumori della cucina che si prepara, stoviglie che tintinnano, voci lontane. Il rischio c’è, ed è proprio quello che la fa bagnare di più. Lo capisco da come mi guarda: occhi da puttana vogliosa, mascara che inizia a colare leggermente.
«Sputa sul cazzo, puttana. Inzuppamelo per bene.»
Sara tira fuori l’uccello dalla bocca con un filo spesso di bava che le cola sul mento e sulle tette. Sputa una bella quantità di saliva densa e calda, poi lo riprende in gola ancora più scivoloso e rumoroso. Ora scivola facile, osceno. Io le scopo la faccia con più intensità, tenendole la nuca con una mano e usando l’altra per giocare con i suoi capezzoli bucati.
«Sei una mammina troia… no, una troia da matrimonio. Guarda come ti sbatto la gola. Ti piace il sapore del pre-sperma di un cameriere di quarant’anni? Dimmi quanto è bagnata quella figa da puttana.»
Lei tira fuori l’uccello un secondo, ansima forte, la voce roca e spezzata. «Sono fradicia, cazzo… la figa mi cola sulle cosce. Non fermarti, scopami la bocca più forte. Voglio il tuo sperma in gola prima che arrivino tutti quegli stronzi.»
Riprende a succhiare con foga ancora maggiore. Io sento le palle che si contraggono. Non resisto più. Le afferro le tette pesanti, le uso quasi come manici mentre le scopo la faccia con spinte profonde. Il piercing sulla lingua è una tortura deliziosa. Ogni colpo contro la gola mi fa vedere le stelle.
«Sto per venire, troia. Apri quella bocca di puttana e ingoia tutto. Non ne deve uscire una goccia, hai capito? Voglio che te lo bevi tutto come una brava succhiacazzi.»
Sara geme di sì intorno al mio cazzo, gli occhi fissi nei miei con sfida e desiderio. Io spingo fino in fondo, il cazzo che pulsa violentemente, e vengo. Un getto dopo l’altro, denso, caldo, che le riempie la gola. Lei deglutisce avidamente, deglutisce ancora, senza fermarsi. Qualche goccia le esce dal bordo della bocca e cola sulle tette gonfie e sui piercing. Io continuo a spingere piano, svuotandomi del tutto dentro di lei.
Quando finisco, lei tira fuori l’uccello lentamente, lo bacia sulla cappella con rispetto da troia, e lo pulisce con la lingua raccogliendo ogni residuo di sperma. Poi si alza in piedi, si sistema il vestito sulle tette e sui fianchi, si pulisce la bocca con il dorso della mano e si sistema i capelli corti.
«Grazie, Marco» dice con un sorriso da diavola soddisfatta. «Avevo proprio bisogno di un cazzo vero e di un buon carico in gola prima di fingere di divertirmi a questo matrimonio di merda.»
Io mi rimetto l’uccello nei pantaloni, ancora mezzo duro e lucido della sua saliva. «Se vuoi il secondo round dopo il taglio della torta, fammi un cenno. Il bagno degli uomini è sempre vuoto durante i ricevimenti.»
Lei ride, bassa e sporca, apre la porta e scompare nel corridoio, ancheggiando come se niente fosse successo. Io resto lì un minuto, il cuore che batte ancora forte, l’odore di figa bagnata e sperma che aleggia nell’aria.
Torno nella sala. I primi invitati iniziano ad arrivare. Sistemo i bicchieri con le mani che tremano leggermente. Nessuno sa un cazzo di quello che è appena successo nel bagno. Nessuno sa che la bella invitata venticinquenne con i capelli neri corti ha appena ingoiato il mio sperma in ginocchio sul pavimento del bagno delle signore.
E io? Io sorrido tra me e penso già al prossimo ricevimento. Magari la prossima volta lascerò davvero la porta socchiusa, come piace alle troie esibizioniste come lei.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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